Ne trovi uno all’imbocco di un sentiero di montagna, uno in un vicolo residenziale senza negozi, tre affiancati davanti a una stazione minuscola. Il Giappone ha circa quattro milioni di distributori automatici: uno ogni trenta abitanti, la densità più alta al mondo.
Le ragioni economiche
La prima è il costo del lavoro: una macchina non ha stipendio né turni. La seconda è il prezzo degli immobili, altissimo nelle città: un distributore occupa mezzo metro quadro e produce reddito. La terza è la sicurezza pubblica, così alta che lasciare una macchina piena di merce e monete in strada tutta la notte non è un rischio. In molti Paesi lo stesso apparecchio sarebbe svuotato entro la settimana.
Cosa ci si trova dentro
Bevande soprattutto, ma con una particolarità che sorprende: in inverno una parte delle lattine è calda. Il pulsante blu indica il freddo, quello rosso il caldo — un caffè bollente o un tè verde ojicha comprati a un distributore in una sera di gennaio sono uno dei piccoli piaceri del viaggio. Poi ci sono i distributori di ramen caldo, gelati, ombrelli, cravatte, uova fresche, e nelle zone rurali persino verdura del contadino della porta accanto.
Un ruolo che non ti aspetti
Molti distributori sono collegati alla rete di emergenza: in caso di grave calamità naturale possono essere sbloccati per erogare bevande gratuitamente alla popolazione. Alcuni hanno display che trasmettono allerte per terremoti e tsunami. Non sono solo comodità: fanno parte dell’infrastruttura civile.
Come si usano
Accettano monete, banconote da mille yen e ormai quasi tutti le carte IC come Suica e Pasmo: appoggi la carta, premi, esce. Accanto trovi quasi sempre il cestino per lattine e bottiglie — uno dei pochi posti in Giappone dove buttare qualcosa è facile.
Il dettaglio da fotografo
Di notte, in un vicolo buio, un distributore illuminato è una delle immagini più riconoscibili del Giappone contemporaneo. Se ami la fotografia urbana, è un soggetto che non delude mai.
Il Giappone quotidiano è pieno di questi dettagli. Nei nostri tour fotografici e in giornata si va a cercarli con chi la città la conosce.